AL MAMU / PAROLE, VIDEO E BEL CANTO SERATA PER RICORDARE MARCO DI BARI

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Un incontro per ricordare Marco Di Bari. Venerdì 15 maggio, al MaMu di Milano, la serata dedicata al compositore scomparso prematuramente è stata molto di più di un evento commemorativo, un omaggio dovuto. Testimonianze dal vivo (anche commosse), in video, lettere lette pubblicamente, momenti musicali con suoi brani proposti da musicisti di alto livello. Insomma, per chi lo ha conosciuto (e amato) è stato un momento per ricordalo in maniera aperta e sentita. Per chi invece ha conosciuto poco lui e della sua produzione, una ottima occasione per “incontrarlo” attraverso i racconti dei suoi collaboratori, dei suoi maestri, di chi ha lavorato con lui, ma soprattutto attraverso la sua musica. Già, proprio così.
Il Magazzino Musica di via Soave sì è presto riempito, poco dopo le 19 è iniziata la serata. A mano a mano, in varie forme, per parlare e rammentarlo sia come artista sia come didatta, nomi come Marco Fumo, Alessandro Solbiati, Bruno Canino, Nicola Sani, Enrico Girardi e Francesco Leprino, letture a cura di Edoardo Sabato, in un incontro organizzato da Daniela Uccello. Tre i momenti musicali con opere di Di Bari, il primo in video, una esecuzione di Marco Fumo alle prese con “Ragtime”; il secondo “Sea’s widows”, eseguito in tandem dal soprano Silvia Pepe e della pianista Veronique Vanhoucke; infine due composizioni da affrontare, assai virtuosistiche, tratte dai “Sei studi sulla mente e sul corpo”, al pianoforte l’energica Maria Perrotta.

Recital: il soprano Silvia Pepe accompagnato da Veronique Vanhoucke

Il profilo. Marco Di Bari, scomparso nel maggio del 2025, è stato una delle figure più profonde, originali e influenti della musica contemporanea italiana a cavallo tra il XX e il XXI secolo. Nato a Casoli nel 1958, ha costruito un percorso formativo d’eccellenza diplomandosi in musica elettronica al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e laureandosi in Lettere all’Università di Chieti, perfezionando la sua tecnica sotto la guida di maestri del calibro di Bruno Canino, Luca Lombardi e Armando Gentilucci. La sua figura è stata centrale non solo per l’attività creativa, ma anche per un’instancabile dedizione didattica, culminata nella direzione della prestigiosa Accademia di Composizione presso la Fondazione Accademia Internazionale di Imola e in docenze tenute in istituzioni di rilievo mondiale, dalla Chigiana di Siena fino alla Princeton University.

Virtuosa: la pianista Maria Perrotta

La vera cifra stilistica di Di Bari risiede nella sua straordinaria capacità di far dialogare la musica con la scienza, la filosofia e l’architettura. Affascinato dalla geometria frattale e dalla filosofia morfologica, ha concepito la composizione non come una semplice successione di note, ma come una struttura spaziale complessa, governata da leggi matematiche di autosimilarità. Questo approccio lo ha portato a elaborare la teoria della “memoria aumentata”, un concetto secondo cui l’opera d’arte contemporanea non cancella il passato, ma si innesta sulle strutture cognitive preesistenti dell’ascoltatore per espanderle e rinnovarle. Tale visione interdisciplinare si è tradotta sia in collaborazioni con architetti e artisti visivi per installazioni multimediali, sia in un catalogo di opere dai titoli suggestivi e poetici come Dans les Escaliers d’Escher, Camera Obscura o La stupeur devant les gouttes qui rayent la vitre. Pubblicata da etichette di riferimento come Ricordi, Rai Trade e Stradivarius, la sua musica continua a essere eseguita nei festival internazionali di tutto il mondo, testimoniando l’eredità duratura di un uomo che ha saputo tradurre la complessità del pensiero scientifico nella pura emozione del suono.