MUSICA ANTICA / I 20 DEL FESTIVAL A MILANO CROCI: “ECCO IL MONDO DEI NOSTRI AFFETTI”

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Pronti via, da mercoledì primo luglio 2026, al via la XX edizione del festival internazionale di musica antica “Milano Arte Musica” (sito ufficiale: https://milanoartemusica.com/). In scena l’Accademia Bizantina alle prese con le Suite per orchestra di Bach, all’Auditorium di largo Mahler (ore 20.30). Della nuova stagione ne abbiamo parlato con il direttore artistico, il Maestro Maurizio Croci.
Maestro Maurizio Croci, ventesima edizione, un traguardo importante: avete pensato a un programma particolare? «Sì, dopo vari anni in cui abbiamo cercato di coniugare la musica antica con altre espressioni artistiche – come l’arte figurativa, il teatro o il cinema – per questa ventesima edizione abbiamo scelto il titolo “Alle Radici degli Affetti”. Abbiamo voluto fare un ritorno a ciò che di più caro ci ha accompagnato in questo ventennio: i repertori più amati e gli artisti storici».
Da cosa si comincia?
«Il festival si apre non a caso con l’Accademia Bizantina, un ensemble diventato un punto di riferimento internazionale. Inaugureremo con la musica più festosa e celebrativa di Bach, le Suite per orchestra. Nel corso del festival ritroveremo grandi nomi come quelli di Evangelina Mascardi ed Enrico Gatti, lo spazio dedicato all’organo con l’approfondimento di Raffaele Mellace, e le collaborazioni con la Civica Scuola di Musica e il Conservatorio. Tutto questo senza rinunciare al nostro spirito di ricerca e sperimentazione».
A proposito di sperimentazione, può segnalare un’altra data degna di nota? «Il 9 luglio proporremo a Santa Maria della Passione un concerto in cui la musica sacra di Heinrich Isaac, proveniente dal primissimo Rinascimento, verrà accostata alle improvvisazioni in stile contemporaneo di un bravissimo e giovane sassofonista. Sarà un evento che sfrutterà l’acustica e il colore sonoro unici dell’ambiente, un altro dei luoghi simbolo del nostro festival».
Cosa si intende esattamente per “musica antica” e come riesce a dialogare così bene con la contemporaneità?
«Oggi per musica antica si intende non solo un repertorio, ma soprattutto una prassi esecutiva: la cosiddetta “esecuzione storicamente informata”. Si tratta di un modo di fare musica basato sulla ricerca e sulla riscoperta degli strumenti originali, un approccio che negli ultimi cinquant’anni è diventato a tutti gli effetti un linguaggio contemporaneo e naturale per i giovani musicisti».
Continui…
«Il legame con la contemporaneità si esprime in due modi: prima di tutto attraverso il contrasto, che è una delle forme principali dell’espressione artistica e crea una dimensione evocativa incredibile. In secondo luogo, esiste molta musica contemporanea che trae ispirazione diretta dalle sonorità e dagli strumenti antichi riscoperti, come la viola da gamba o il liuto, nascendo proprio per dialogare con essi».
Spesso si pensa all’improvvisazione come a una pratica prettamente moderna, legata ad esempio al jazz. Invece ha radici antichissime… «Assolutamente sì, l’improvvisazione è in assoluto la prima forma di fare musica. All’inizio la musica nasceva improvvisando; solo molto tardi si è iniziato a trascriverla. Molti compositori celeberrimi del passato erano famosi soprattutto come improvvisatori e hanno lasciato pochissimo su carta».
Esempi?
«Pensiamo ad Antonio de Cabezón, il più grande compositore per tastiera del Cinquecento in Spagna e attivo anche a Milano: era cieco, non pubblicò nulla in vita e il figlio Fernando, raccogliendo i suoi spartiti sparsi dopo la morte, specificò che quelle carte non rendevano giustizia al suo genio proprio perché lui improvvisava sempre. Ma pensiamo anche a Bach che improvvisava davanti a Federico II, o a Händel, nei cui concerti per organo troviamo l’indicazione ad libitum dove si fermava per dare vita a veri e propri “concerti nel concerto”».
Tornando al cartellone di questa edizione, quali sono i concerti assolutamente da non perdere?
«È difficile scegliere senza fare torto a nessuno perché le proposte sono tantissime. Sicuramente l’apertura del primo luglio con le Suite di Bach, un concerto monumentale con una grande orchestra ricca di trombe, timpani e fiati. È musica celebrativa entrata nell’immaginario popolare: basti pensare alla celebre sigla della quarta suite o all’Aria sulla quarta corda della terza. Poi il 20 luglio Evangelina Mascardi, una delle più grandi interpreti al mondo di uno strumento amatissimo come il liuto. Infine, non posso non citare il concerto di chiusura con Stile Antico, uno dei complessi vocali più straordinari del momento, che presenterà un programma dedicato a William Byrd».
Ci avviamo verso il gran finale: due parole sul pubblico…
«I milanesi rimangono la nostra certezza: abbiamo uno “zoccolo duro” di fedelissimi che ci segue sempre. I turisti, per il momento, non rappresentano la fetta preponderante del pubblico, per quel che ne sappiamo. Spesso chi viene da fuori non si aspetta un’offerta di questo tipo in estate o preferisce andare alla Scala. Quello del turismo culturale estivo è sicuramente un aspetto interessante per il futuro».