A colloquio con il soprano e performer alla vigilia del debutto della tournée ideata da Francesco Leprino

VISIONE Il manifesto con Silvia Pepe e Véronique Vanhoucke
Un viaggio affascinante e fuori dagli schemi attraverso i linguaggi della storia della musica — dal Rinascimento al Barocco, da Mozart e Schumann fino a Ravel, al contemporaneo, fino al jazz, rivisitati e riscoperti sotto una luce nuova. È questo il cuore di “Sonora Imago – Omaggio a Bill Viola”, spettacolo per voce femminile, pianoforte esteso e live video ideato dal regista Francesco Leprino che vede protagoniste il soprano, pianista e performer Silvia Pepe e la pianista e body performer belga Véronique Vanhoucke. Il progetto vede il suo debutto nel seguente calendario di appuntamenti: l’anteprima il 30 ottobre nel Foyer del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno (all’interno del festival Nuovi Spazi Musicali), poi Milano, con le tappe presso Agon e le date al Teatro Gerolamo il 28 e 29 novembre.
No, non si tratta di un semplice concerto, ma di un’esperienza totale e immersiva, un dialogo in cui la musica viene esplorata prima di tutto attraverso la corporeità, il gesto e la presenza scenica, per poi tradursi in esecuzione strumentale e vocale. Sullo sfondo le trasfigurazioni visive curate da Leprino stesso che si ispirano alla poetica dei tableau vivant del videoartista Bill Viola; al pubblico arriverà un gioco di specchi e riverberi tra suono, corpo e immagine. Alla vigilia della breve tournée, Silvia Pepe ha accettato di raccontare, di dire la sua su questo ambizioso progetto artistico, a cui ha deciso di partecipare.
Silvia Pepe, partiamo dall’aspetto che appare come viscerale e innovativo: la musica vissuta anche attraverso la corporeità.
“Una delle cose che mi sono piaciute di più, del progetto, è che prima abbiamo vissuto fisicamente tutta la musica attraverso il corpo. Questa situazione ci ha dato una lettura completamente nuova dei brani e ha creato un affiatamento personale, un’amicizia e un’intimità profonda tra me e Véronique che prima non conoscevamo affatto. Vivere il brano prima corporalmente e poi musicalmente ci ha fatto sentire artisticamente affini su ciò che dovevamo esprimere, tanto che al momento di suonare tutto scorreva in maniera naturale e radicata, senza quasi il bisogno di differenziare forzatamente i diversi stili”.
Il vostro sodalizio (con la pianista belga Vanhoucke, ndr) appare come uno dei veri punti di forza. Come si è sviluppata questa collaborazione?
“Oltre all’intesa nata durante questo percorso, la notevole esperienza di Véronique nel repertorio contemporaneo mi è stata utilissima per ri-approcciarmi alla tastiera. Poi, ovviamente, definirla accompagnatrice sarebbe assai riduttivo: lei è protagonista e partner della performance insieme a me, siamo due voci che si esprimono alla pari. Quando canto mi ascolta con una sensibilità e un’attenzione rare, quasi sartoriali, che i pianisti classici puri spesso non hanno a meno che non siano preparatori d’opera abituati a lavorare a stretto contatto con i cantanti. Direi che c’è un ascolto reciproco continuo”.
Nello spettacolo lei appare con ruoli diversi: viene presentata come voce, pianista e body performer. Come si conciliano tre anime in una sola artista?
“La parte di body performer riguarda le immagini registrate nel filmato che verrà proiettato, in cui muoviamo i nostri corpi a ritmo lento come in un quadro. Durante il concerto dal vivo, invece, canto e suono: ovviamente quando suono non canto, e viceversa. Però ci sono continue interconnessioni; suono a quattro mani con Véronique, alternandoci sulla tastiera oppure agendo direttamente all’interno del pianoforte sulla cordiera. Ci sono scambi dinamici continui e persino un piccolo passaggio in cui anche Véronique canta due note”.

SOPRANO Silvia Pepe
Quali sono state le difficoltà maggiori nell’affrontare questa sfida?
“Senza dubbio lo switch costante, da compiere in una frazione di secondo: passare da un genere all’altro; dal Rinascimento filtrato dal Novecento a Mozart, da Ravel a un contemporaneo e poi d’emblée al jazz. Fare tutto questo cambiando rapidamente posizione mentale e fisica, cambiare da pianista a cantante, cosa che non mi capita mai. In più, al piano, c’è stato da parte mia il ritorno alle tecniche estese in cordiera: non facevo più la concertista al pianoforte da un bel po’, avendo scelto di dedicarmi totalmente alla voce. Sulle cose pianistiche tradizionali me la sono cavata tranquillamente, mentre per la cordiera è stata una bella challenge, ma alla fine ce l’ho fatta bene”.
Il titolo dello spettacolo richiama esplicitamente Bill Viola. In che modo il video dialoga con la vostra presenza scenica?
“Il riferimento a Bill Viola riguarda la concezione visiva curata da Francesco Leprino. Non si tratta di un semplice accompagnamento o sfondo descrittivo, ma di una riverberazione poetica e in movimento delle nostre figure. I nostri corpi sono stati ripresi in precedenza e vengono proiettati al rallentatore, trattati quasi come le figure di un collage o i personaggi di un tableau vivant, creando una profonda suggestione visiva che dialoga con la musica”.
Il programma musicale spazia dai secoli passati fino alla contemporaneità. Come avete affrontato questo immenso repertorio?
“È un viaggio totale nei linguaggi musicali della storia: si parte dal Rinascimento, si passa al Barocco, al Classico con Mozart, al Romantico di Schumann, al Novecento di Ravel, fino alla musica contemporanea e al jazz. Tutti i brani sono riletti attraverso le rivisitazioni di compositori contemporanei, inclusa una versione di Ravel firmata da me, mantenendo comunque sempre un grande rispetto per il carattere originario dei pezzi”.
Lei ha un’anima lirica “tradizionale” o le piace più sperimentare?
“Diciamo che ho due anime: una più tradizionale ed educata, che metto in gioco spesso quando lavoro in certi ambiti, e una parte molto più viscerale ed emotiva che definisco la mia anima-Diamanda Galás. Quando canto musica contemporanea posso sbizzarrirmi, cercare diverse sonorità e cavità vocali, spaziare nei registri gravi che amo molto e liberarmi maggiormente rispetto a una ipotetica gabbia fatta di note sempre perfette che a volte trovo un poco stretta per esprimere appieno la mia personalità”.

DUO La cantante Silvia Pepe (a sinistra) e la pianista Véronique Vanhoucke
Il pubblico come reagisce a proposte così colte e di confine, spesso definite erroneamente “di nicchia”?
“In realtà non credo che la musica contemporanea debba essere per forza di nicchia: quando i concerti e le performance sono coinvolgenti, teatrali e viscerali, la risposta del pubblico è molto spesso positiva. Lo vedo anche in altri miei spettacoli, dove alterno prosa e musica classica inserendo brani contemporanei firmati da autori come Luca Lombardi o scritti appositamente per me: la gente resta affascinata dalla commistione di teatro, corpo e suono, e fruisce della musica con grande attenzione”.
Tra l’altro, oltre a essere soprano e compositrice, è noto che lei è anche poetessa e artista visiva. Ci sono novità in arrivo?
“Sì, in questi giorni è imminente l’uscita in stampa con l’editore Il Convivio del mio nuovo libro di poesie intitolato Il giorno inciso. Vivo la mia vena artistica a settori: mentre al canto dedico uno studio quotidiano e inflessibile perché devo tenermi sempre in esercizio, la poesia e l’arte visiva, in cui mi capita di produrre diverse opere in una sola settimana, si muovono a cicli e a periodi intensi”.
Se Silvia dovesse fare il classico gioco della torre e se fosse costretta a salvare una sola delle sue “professioni”, cosa non butteresti mai giù?
Senza esitazione alcuna: “il canto. È la cosa che non butterei mai giù”.
Chiudiamo con il regista Francesco Leprino, ideatore di questo progetto. Com’è nato il vostro sodalizio artistico?
“Conosco Francesco da circa dieci anni, da quando vinsi un concorso per inserire un mio brano nella colonna sonora di un suo splendido film dedicato a Gesualdo da Venosa. Da lì è nato un percorso di stima reciproca che ci ha portato a ideare questo ambizioso Sonora Imago, il nostro primo grande progetto strutturato insieme. Lo ringrazio immensamente per la disponibilità e la serietà con cui ha curato tutto, trovando i luoghi adatti e coordinando con pazienza le nostre lavorazioni per dare vita a uno spettacolo che saremo felicissime di presentare dal vivo”.


