CINE-CONCERTO / IL FILM “NOSFERATU” I SINCOPATICI IN SCENA ALL’ECOTEATRO

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Tornano, sulla piazza milanese, I Sincopatici, la formazione fondata dalla pianista e compositrice Francesca Badalini: l’appuntamento è giovedì 5 novembre all’EcoTeatro per un cine-concerto (ore 21, info: https://www.ecoteatro.com/spettacolo/nosferatu/) con proiezione del film muto “Nosferatu”. L’ensemble, come usa fare da anni, per missione datasi dal principio, si occuperà della sonorizzazione dal vivo della pellicola storica. A pochi giorni dal recital, Francesca Badalini ha accettato di parlare di questo evento musicale (e non solo), tra l’altro patrocinato dal Goethe-Institut Mailand.
Iniziamo da questa sonorizzazione di Nosferatu. Si tratta di un film in bianco e nero del 1922, giusto?
«In realtà devo correggere: non è in bianco e nero. Questa è una copia della Cineteca di Bologna, restaurata in collaborazione con la Friedrich-Wilhelm-Murnau-Stiftung. La Cineteca fa da tramite per affittare le copie per l’Italia e questa versione ha le immagini virate. Quando c’è la notte le scene sono sul blu, l’alba della morte di Nosferatu è color albicocca, mentre altri momenti virano al rosso o al rosa. Ci sono pochissime sequenze in bianco e nero. È molto colorata, ma con tinte tenui perché la pellicola veniva imbevuta in un liquido».
Perché avete scelto proprio Nosferatu col suo ensemble (I Sincopatici)?
«Con I Sincopatici scegliamo i film che pensiamo abbiano ancora qualcosa da comunicare al pubblico di oggi, come La corazzata Potëmkin, L’inferno, Metropolis o Il gabinetto del dottor Caligari. Guardandolo dobbiamo provare sensazioni precise, come angoscia e inquietudine. Ogni film è un progetto in cui ci poniamo musicalmente in modo diverso».
Che tipo di linguaggio musicale avete adottato per questo film? 
«È un linguaggio in gran parte tonale o modale, anche se ci sono momenti in cui la tonalità si perde per rendere l’idea del gotico. Il film è tratto dal romanzo di Bram Stoker, anche se Murnau non chiese i diritti alla vedova. Nonostante avesse cambiato i nomi dei personaggi, perse la causa e fu condannato a distruggere tutte le copie. Miracolosamente se ne salvò una. La musica originale dell’epoca, composta da un autore non particolarmente noto che aveva attinto a brani dell’Ottocento, è andata perduta».

Quale genere di sonorizzazione è stata messa a punto per la proiezione?
«Abbiamo voluto comunicare angoscia e inquietudine. Non è un film da jump scares o splatter, si nutre dell’aura malvagia di Nosferatu, interpretato da Max Schreck, che significa “massimo terrore”. Murnau giocò sul suo aspetto poco rassicurante già senza trucco. Non ha nulla a che fare con il vampiro affascinante di Coppola o Stoker: è un essere orrendo, protoumano, ancestrale, che porta con sé la peste e i topi. L’atmosfera malefica penetra pian piano nella vita di una coppia borghese».
Musicalmente come si traduce questa penetrazione del male? 
«La nostra sonorizzazione è fortemente tematica. L’uso dei live electronics ci aiuta a far entrare il male poco alla volta. L’attore sta in scena meno di dieci minuti in tutto il film: il resto sono paesaggi, angoli bui, ombre, bare e topi».
Create anche delle “nuvole sonore” lungo la proiezione?
«In alcune parti sì, ma non per tutto il film: un’ora e mezza mantenuta solo così sarebbe insostenibile. Nelle scene ci sono temi ben definiti, ma poi scivoliamo in queste nuvole sonore. A differenza di altri film come La caduta della casa Usher, dove abbiamo usato materiale meno tematico, qui ci sono temi tradizionali che strizzano l’occhio all’Ottocento, ma che poi si sgretolano, diventano ossessivi e sfociano in altro, per esempio nel rock».
Strumenti utilizzati in scena per questo progetto…
«Usiamo chitarra elettrica e basso distorto accanto a pianoforte, violino, live electronics e batteria. È un sound sfaccettato di cui il film ha bisogno».
Chi sono i componenti de I Sincopatici che suonano in “Nosferatu”?
«Ci sono io, Francesca Badalini, al pianoforte e alla chitarra elettrica; Teo Ravelli alla batteria, percussioni e live electronics, che elabora in tempo reale i suoni di piano e violino tramite un asse ricca di aggeggi; Silvia Maffeis al violino e alla celesta giocattolo, bravissima anche nell’improvvisazione e grande appassionata del film fin da piccola; infine Andrea Grumelli al basso fretless con vari effetti».
La formazione del gruppo rimane sempre la stessa o varia?
«Per la maggior parte dei film è questa. In altri progetti ruotano o si aggiungono altri elementi, come il percussionista classico Luca Casiraghi per impostazioni più etniche o percussive, il cantante o la violinista classica Aurora Bisanti, con cui eseguiamo Metropolis».
Quando e perché ha fondato I Sincopatici?
«Lavoro da tempo come pianista accompagnatrice per il cinema muto per istituzioni come la Cineteca Italiana o il Museo del Cinema di Torino. Negli anni ho avvertito l’esigenza di creare qualcosa di più creativo e dal sound più complesso. Dopo diversi tentativi, il gruppo si è stabilizzato subito dopo il Covid, nel 2021, in occasione del centenario dantesco con il progetto su L’inferno».
In quali contesti e teatri vi siete esibiti finora?
«Abbiamo suonato in molti luoghi: alla Sala Puccini del Conservatorio di Milano, al Teatro di Stradella, all’Arianteo di Treviglio e della Fabbrica del Vapore, all’Estate Sforzesca, all’Ornano Film Festival, al Teatro dei Documenti a Roma, al Teatro della Tosse a Genova, a Imperia, e in festival tra Bolzano, Trento e Pergine».

All’EcoTeatro di Milano ora avete una collaborazione. Come nasce?
«È nata grazie alla sintonia con il direttore Andrea Gottfried, che conosceva la mia attività e ha voluto arricchire la programmazione del teatro inserendo queste sonorizzazioni».
Quali saranno i vostri prossimi appuntamenti all’EcoTeatro?
«Il 22 e 23 dicembre proporremo uno spettacolo per famiglie e scuole con le comiche di Stanlio e Ollio legate al Natale, in duo con Luca Casiraghi. Il 16 gennaio presenteremo per la prima volta Metropolis nella versione restaurata di due ore e mezza, in vista del centenario del film nel 2027. Il 21 gennaio porteremo anche L’inferno per le scuole».
Quali sono i progetti futuri a livello discografico e di tournée?
«Vogliamo registrare le musiche di “Nosferatu” per realizzare un Cd. A differenza de La corazzata Potëmkin, che era una suite legata alla sequenza delle immagini, questo sarà un lavoro più autonomo rielaborato come disco. Nel 2027, per il centenario di Metropolis, prevediamo anche dei mini-tour in cui proporremo titoli diversi da una serata all’altra».